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SLI – Comunicato sindacale e assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori

28 September 2026 |  Clap

Dopo una serie di provvedimenti disciplinari prendiamo parola sulla situazione in azienda e convochiamo per domani, martedì 29 settembre, un’assemblea di tutte le lavoratrici e i lavoratori.

L’azienda ha comunicato, da poche ore, diverse sanzioni disciplinari, che si aggiungono alle numerose altre comminate negli ultimi mesi. Abbiamo volutamente atteso la conclusione dell’iter delle contestazioni disciplinari prima di prendere parola, con l’obiettivo di tutelare le lavoratrici e i lavoratori coinvolti. Come OO.SS. abbiamo sostenuto, sul piano sindacale e con i nostri legali, i dipendenti coinvolti e continueremo a farlo.

Gli ultimi mesi sono stati segnati da due fenomeni che, a nostro avviso, difficilmente possono essere separati.

Da un lato, abbiamo assistito a una irresponsabile sospensione delle relazioni industriali da parte dell’azienda, con la conseguenza che, a pochi mesi dalla scadenza del CCAL 2024-2026, diversi istituti contrattuali non sono stati ancora attuati, rinnovati o definiti.

L’Accordo sulle Indennità di Posizione Organizzativa e l’Accordo sul Telelavoro sono ancora in attesa di conclusione. A ciò si aggiunge l’impasse sulla ridefinizione della classificazione professionale a causa dell’assenza di una linea di condotta chiara ed efficace da parte del management, così come l’immobilismo rispetto ai problemi più volte segnalati sulla Travel Policy.

E ancora: restano ancora aperte questioni riguardati le condizioni di lavoro e la tutela dei dipendenti, in particolare delle lavoratrici e dei lavoratori fragili e con disabilità sul tema degli accomodamenti ragionevoli. Ancora riteniamo non risolte le criticità emerse nell’attuazione della comunicazione aziendale del 24 aprile sulla disciplina delle presenze delle squadre di emergenza, che richiedono un confronto più chiaro tra le OO.SS. e Capitale Umano capace di produrre soluzioni più adeguate alle esigenze organizzative nel rispetto sia della sicurezza sul lavoro che dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.

In ultimo, non certo in ordine di importanza, la sospensione delle relazioni industriali ha ritardato inevitabilmente anche l’avvio del confronto sul nuovo contratto dove tornerà ad essere centrale l’incremento delle retribuzioni, indispensabile per recuperare il potere d’acquisto già eroso dalla nuova dinamica inflattiva.

Dall’altro lato, proprio mentre venivano di fatto sospese unilateralmente le relazioni industriali e ridotti gli spazi di confronto previsti dalla legge e dalla contrattazione collettiva, abbiamo assistito a una significativa moltiplicazione delle sanzioni disciplinari, in alcuni casi particolarmente gravi.

Nel complesso, si tratta di provvedimenti che hanno riguardato diversi aspetti del rapporto di lavoro. Nella storia dell’Agenzia non ricordiamo un numero così elevato di sanzioni disciplinari concentrate in un arco temporale tanto stretto. A nostro avviso, siamo di fronte a un preoccupante cambiamento nel modello di gestione dell’Agenzia: mentre non vengono prodotte risposte concrete sui principali nodi organizzativi e contrattuali, crescono invece gli strumenti di controllo e disciplinamento. Riteniamo preoccupante la torsione autoritaria che questa modalità di gestione sta assumendo: una gestione sempre più caratterizzata da accentramento decisionale, svalorizzazione del lavoro e ricorso crescente a contestazioni e provvedimenti disciplinari.

Ad aggravare il quadro, l’invio delle lettere di contestazione alle lavoratrici e ai lavoratori ha attraversato la fase immediatamente precedente e successiva alla conclusione del Piano di Sviluppo 2026.

Come abbiamo più volte denunciato, si è trattato di un Piano di Sviluppo caratterizzato da forti criticità sul piano della trasparenza, imparzialità e correttezza. L’azienda ha reso pubbliche le griglie di valutazione soltanto alla conclusione della procedura, sottraendosi al confronto preventivo con le OO.SS. sui criteri e i relativi pesi, nonostante le nostre ripetute richieste. Il 21 luglio sono stati pubblicati sull’intranet aziendale gli esiti del Piano di Sviluppo 2026, con i nomi dei selezionati in ordine alfabetico. Contestualmente sono stati pubblicati i criteri delle categorie contrattuali coinvolte, nei quali, per la prima volta, sono stati indicati i pesi. Più a fondo è l’intero impianto di valutazione che riteniamo caratterizzato da eccessivi margini di discrezionalità, non adeguatamente bilanciati da criteri di trasparenza, verificabilità e uniformità. Basti pensare, a titolo di esempio, all’assenza di griglie analitiche per la valutazione dell’esperienza professionale.

Con la conclusione del Piano di Sviluppo, diverse dipendenti hanno legittimamente fatto ricorso all’accesso agli atti, quale strumento fondamentale di trasparenza e di tutela, per comprendere come siano state assunte le decisioni dalla Commissione di valutazione. È utile ricordare a quasi due mesi dall’accesso agli atti le lavoratrici e i lavoratori sono ancora in attesa di diverse risposte alla graduatoria richiesta.

Quasi contemporaneamente abbiamo assistito a una moltiplicazione delle lettere di contestazione disciplinare. È difficile, a nostro avviso, non interrogarsi sulla contemporaneità di questi fenomeni e sugli effetti che tale successione di eventi sta producendo sul clima interno. Riteniamo che il ricorso esteso allo strumento disciplinare ha alimentato un clima di paura e preoccupazione tra le lavoratrici e i lavoratori, anziché favorire un ambiente fondato sulla partecipazione, sulla fiducia e sul confronto. Non escludiamo, dunque, che tali contestazioni disciplinari siano state adottate proprio allo scopo di disincentivare ulteriori richieste di accesso agli atti che sarebbero probabilmente arrivate.

In diversi casi, le contestazioni hanno riguardato semplici imprecisioni nella redazione dei curricula, circostanze che avrebbero potuto essere affrontate attraverso un’adeguata interlocuzione tra i dipendenti interessati e gli uffici competenti, qualora fosse stata scelta una modalità istruttoria più orientata al confronto e alla verifica dei fatti, piuttosto che una logica prevalentemente punitiva.

Questa forma di gestione autoritaria non sta caratterizzando solo l’Agenzia, sembra piuttosto essere in linea con quanto sta accadendo in altre istituzioni del welfare pubblico, dalla scuola all’università, oppure nel campo delle politiche di genere e di quelle migratorie, fino ad arrivare ai numerosi decreti sicurezza – strumenti emergenziali che rispondono ad una emergenza falsa ed inesistente – varati dal Governo Meloni anche e soprattutto per limitare e disciplinare il dissenso sociale e la conflittualità sindacale.

È dentro questo quadro più generale segnato da tendenze esplicitamente autoritarie che registriamo ancora degli altri aspetti altrettanto problematici. Sul piano dei contenuti e della mission istituzionale, inoltre, è nostro dovere interrogarci anche sulla direzione che sta assumendo da mesi l’Agenzia. Purtroppo, il nostro lavoro sembra essere sempre più orientato alla produzione di eventi e iniziative di carattere comunicativo, in un contesto di campagna elettorale permanente. Il quadro, per giunta, rischia ulteriormente di complicarsi via via che ci approssimiamo al 2027, anno in cui una parte rilevante dei paesi fondatori dell’UE andranno al voto. Un’ Agenzia che ha nella propria missione le politiche del lavoro dovrebbe – soprattutto in una fase segnata da pesantissimi squilibri geopolitici, con tutto ciò che questo comporta sul piano occupazionale, sociale ed economico – concentrare le proprie energie sulle esigenze reali del mercato del lavoro, sui numerosi rischi emergenti collegati alle transizioni in corso e sugli effetti dovuti agli shock frequenti connessi al contesto di guerra. È mai possibile che l’Agenzia non abbia ancora affrontato una riflessione matura sulla conclusione di un piano straordinario come il Programma GOL e sul suo contributo di assistenza tecnica agli attori del sistema per imparare collettivamente dai limiti e farsi forza delle novità positive? È mai possibile che non sia ancora stata ingaggiata nessuna riflessione sul futuro ciclo di programmazione delle risorse comunitarie capace di coinvolgere quadri e dipendenti tutti? È mai possibile, inoltre, che mentre il dibattito sugli sviluppi, sui limiti e sulle pesanti criticità dell’Intelligenza Artificiale coinvolge tutti i settori del lavoro e tutte le più grandi società e amministrazioni pubbliche, dentro l’Agenzia per le politiche attive del lavoro non c’è traccia di nulla?

Per tutti questi motivi è convocata per martedì 29 settembre dalle 12:00 alle 13:30 un’assemblea generale delle lavoratrici e dei lavoratori, aperta a tutta la comunità professionale, iscritti e non iscritti alle OO.SS.. Auspichiamo che tutte le OO.SS. presenti in azienda possano contribuire a costruire insieme un argine a ciò che sta accadendo, riaprendo uno spazio collettivo di partecipazione, confronto e iniziativa sindacale. È il momento di mettere da parte la dialettica e la competizione sindacale: a essere in gioco non è soltanto ciò che accade oggi, ma il futuro della nostra comunità professionale e delle nostre condizioni di lavoro.

RSA CLAP Sviluppo Lavoro Italia