
Dopo giorni colmi di voci di corridoio ieri è arrivata la conferma definitiva: la Commissione Tecnica del Municipio V ha deciso di non assegnare gli spazi di Casale Garibaldi, tramite procedura prevista dalla delibera 104, all’associazione che per anni, faticosamente, ha custodito il posto dopo la scadenza della precedente assegnazione.
Quello che poteva diventare l’ennesimo spazio vuoto e abbandonato della città ha continuato invece a vivere per nove anni grazie all’impegno volontario del collettivo e della comunità più ampia del quartiere, ospitando eventi culturali, workshop, corsi, presentazioni, laboratori per i più piccoli, giornate conviviali, assemblee, festival, rassegne e tanto altro.
Per noi Casale Garibaldi è un nodo organizzativo imprescindibile, una nostra sede sindacale a tutti gli effetti, non solo perché per anni ha ospitato Clap&Go!, il festival annuale delle CLAP, ma anche e soprattutto perché rappresenta l’esempio concreto di quello che per noi è il sindacalismo sociale, di nuova generazione: rapporto col territorio, camera del lavoro inserita nelle contraddizioni della città e del mercato del lavoro, spazio a disposizione per l’autorganizzazione di lavoratrici e lavoratori.
Non è un caso che per anni sia stato (e continui ad essere) un punto di riferimento e un luogo di incontro per operatori e operatrici sociali (qui è nata e cresciuta l’esperienza dei Social Workers ad esempio), che lavorano in uno dei settori con i salari più bassi del panorama italiano, divisi e sparsi su tanti servizi diversi, senza possibilità di incontrarsi e organizzarsi insieme. Il Casale Garibaldi per loro è uno spazio di possibilità di organizzazione e di contrasto alla solitudine dello sfruttamento.
Vogliamo capire di più di quello che è successo, perché sono troppe le cose che non tornano in questa faccenda. Nel frattempo ci chiediamo: la Giunta che amministra la città di Roma intende davvero favorire un modello di governo dei territori che sostituisce competizione a cooperazione sociale, mercato a mutualismo, e che alimenta concorrenza tra piccole realtà associative mentre i fondi immobiliari e Airbnb fanno ciò che più gli conviene? E ancora: in che modo intende difendere i valori costituzionali, se un presidio sindacale e solidale viene sfrattato? Sia chiaro: se il modello di città è quest’ultimo, non è quello che vogliamo e che ci rappresenta. Chiediamo alle forze politiche che governano la città, e che conoscono fin troppo bene le tante attività che si svolgono al Casale Garibaldi, di prendere parola, di verificare cosa è accaduto, di darne conto e, soprattutto, di evitare che anche a Roma si proceda nella direzione tanto auspicata dal Governo Meloni.
Come organizzazione sindacale invitiamo tutti e tutte all’assemblea pubblica prevista per sabato 17 gennaio a partire dalle 16 al Casale Garibaldi, via Romolo Balzani 87, e anche a firmare l’appello (https://form.jotform.com/260131835068050) a difesa della fondamentale esperienza di mutualismo e socialità portata avanti negli anni dalla comunità territoriale.
A difesa della città pubblica, a difesa delle camere del lavoro, a difesa di Casale Garibaldi!