Focus

No Job… Let’s Act!

10 May 2014

Roma 7-8 giugno – Incontro su Reddito, Commons e nuove forme di Mutualismo

Urlo precarioDalla fabbrica occupata Officine Zero di Roma e dalle CLAP (Camere del Lavoro Autonomo e Precario) un invito ai precari, agli studenti e ai disoccupati, ai teatri occupati, ai lavoratori in lotta, alle reti di movimento, ai comitati in difesa dei beni comuni e dei territori, al sindacalismo conflittuale e ai centri sociali, per incontrarci a Roma il prossimo 7 e 8 giugno.

 

 

La crisi ha definitivamente cambiato il volto dell’Europa. In questi ultimi mesi si sente dire che il peggio è passato e che è possibile intravedere il sentiero della crescita alla fine del tunnel. Ma la realtà è un’altra. La relativa stabilizzazione dell’Euro nasconde infatti una dinamica non meno drammatica di differenziazione competitiva tra i paesi. La governance neoliberale, dopo aver smantellato attraverso il sistema del debito le strutture del Welfare State e i diritti sociali ed aver ridotto all’osso i salari, si appresta ora a rilanciare il processo di accumulazione su un terreno completamente mutato.

 

La svolta tanto annunciata non mette in alcun modo in discussione gli spaventosi processi di impoverimento sociale e l’incredibile aumento delle disuguaglianze prodotti dalle politiche di austerità, ma assume ora queste come la base, e la condizione, per imporre un nuovo governo delle popolazioni e della forza lavoro europea. Accanto alle politiche di consolidamento dei bilanci pubblici si apre lo spazio per estendere il principio neoliberale della concorrenza agli stessi assetti istituzionali, producendo di fatto una vera e propria ri-nazionalizzazione delle politiche economiche e sociali.

 

Gli stessi timidi tentativi di sviluppare nei perimetri nazionali misure di reddito minimo subordinato al principio della totale disponibilità ad accettare qualsiasi lavoro, non contraddicono quanto confermano tale quadro. Queste misure «minime» si iscrivono precisamente nella logica del governo neoliberale, senza mettere in discussione in alcun modo la drammatica polarizzazione sociale né i processi di privatizzazione delle istituzioni pubbliche.

 

In questo contesto, la «via d’uscita nazionale» dal ricatto del debito appare non solo un’illusione, ma un’opzione pericolosa. È solo sul terreno direttamente europeo che è possibile, per i movimenti, costruire un rapporto di forza efficace. L’incapacità di distendersi su questo terreno è stata, infatti, il vero limite delle lotte sociali che hanno tentato di resistere al governo della Troika: costruire percorsi in grado di essere contemporaneamente di resistenza e di attacco, produttori di nuovo mutualismo e di legami che tengano insieme esperienze irriducibili alle logiche neo-liberali, socialmente radicate e capaci di parlare un linguaggio radicale e comprensibile, è la vera sfida da cogliere. Da qui occorre ripartire per pensare una nuova stagione di conflitti capace di incidere anche in Italia, nella consapevolezza che solo l’orizzonte dell’Europa permetterà ai conflitti di essere efficaci. Da qui occorre ripartire per pensare ed elaborare un piano di vertenze e di rivendicazioni in grado di rompere e rovesciare la nuova matrice delle politiche europee di cui il DL Poletti e il Jobs Act di Renzi non sono altro che un’articolazione, con i corollario dei contratti flessibili inventati per l’Expo milanese, laboratorio di sperimentazione del lavoro precario. Perché forse l’unica riforma che con il decisionismo e la velocità che dovrebbe contraddistinguerlo Renzi sta attuando è propria quella del mercato del lavoro: nessun freno alla precarietà che di fatto diventa potenzialmente a vita, nuove forme di sfruttamento e di lavoro semi gratuito, a cominciare dalla singolare formula dell’apprendistato senza apprendimento. E’ necessario più che mai dare vita ad un movimento vero e proprio contro il Jobs Act, creando uno spazio in cui milioni di precari e disoccupati possano riconoscersi per provare ad invertire la rotta del loro futuro.

 

In questo particolare scenario, il movimento italiano si troverà ad abitare una congiuntura particolare: da luglio, infatti, si apre il semestre italiano di presidenza dell’UE e, nello stesso mese, sarà ospitato nel nostro paese il summit sulla disoccupazione giovanile. È necessario definire occasioni di discussione ed elaborazione aperti in grado di costruire un piano di discorso comune: questa è la sfida che lancia questo momento di discussione, proponendoci l’obiettivo che possa definire piattaforme di comuni e la costruzione di campagne e iniziative di lotta da dislocare sui territori.

 

Per questo proponiamo un incontro il 7 e 8 giugno a Roma a tutte le reti di precari e precarie, ai teatri occupati, ai centri sociali, alle fabbriche in autogestione, agli studenti e al sindacalismo conflittuale, sui seguenti temi:

 

REDDITO. Il rifiuto del ricatto del debito e della precarizzazione delle nostre vite, deve articolarsi nella rivendicazione di un reddito di base incondizionato europeo. Ma è necessario capire cosa intendiamo per reddito di fronte alla selva di proposte, anche depositate in parlamento, in campo. Per questo proponiamo di cominciare a definire collettivamente una piattaforma aperta su cui chiamare a discutere e a mobilitarsi precari e disoccupati. Partendo dall’assunto che il reddito di cittadinanza non può essere slegato dalla definizione di un salario minimo, come rigidità necessaria contro lo sfruttamento e il lavoro “povero”. Solo coniugando questi due aspetti possiamo immaginare forme efficaci di rifiuto del lavoro come sfruttamento e assoggettamento.

 

COMMONS. Le lotte per la difesa dei beni comuni e dei territori sono uno dei terreni di resistenza, che in Italia e non solo, hanno dimostrato la loro potenza e la capacità di contrapporsi spesso efficacemente alle politiche di privatizzazione e di espropriazione del comune, messe in campo dai processi di nuova accumulazione originaria, dal welfare all’acqua. Anche sul terreno della cultura e della produzione indipendente in questi anni si sono date esperienze che hanno coinvolto migliaia di persone, compresi molti artisti e operatori della cultura e dello spettacolo, con l’intento di fare dei saperi e della produzione culturale un bene comune e un diritto, fuori dai recinti della Siae e del copyright. Per questo proponiamo un momento di confronto anche alla luce della manifestazione del 17 maggio contro le privatizzazioni e le politiche di austerità.

 

FORME DI AUTO-ORGANIZZAZIONE E NUOVO MUTUALISMO. Dentro la crisi sono nate esperienze di resistenza e di auto-organizzazione dei precari e dei territori. Dalle fabbriche occupate, a nuove forme di sindacalismo e mutualismo, fino alla riappropriazione di luoghi e spazi alla rendita e alla speculazione dove si da vita a nuove forme di welfare e si servizi dal basso. Invitiamo tutte queste esperienze a confrontarsi.

 

 

CLAP (Camere del Lavoro Autonomo e Precario)

Officine Zero