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Organizzare la convergenza delle lotte

Roma 25 giugno – Primo Meeting nazionale delle Camere del Lavoro Autonomo e Precario

Convergenza delle lotteTra l'estate e l'autunno del 2013 nascono, a Roma, le Camere del Lavoro Autonomo e Precario (CLAP). Nascono in tre spazi autogestiti, e si connettono in una comune associazione sindacale. Gli spazi sono: la fabbrica recuperata Officine Zero (Casal Bertone), l'atelier autogestito Esc (San Lorenzo), lo studentato autogestito Puzzle (Tufello).

CLAP difende lavoratrici e lavoratori senza tutele, quelle/i escluse/i dal welfare, il lavoro che nessuno difende, quello precario, intermittente e autonomo (partite Iva con bassi redditi, freelance, ecc.), chi il lavoro lo perde, chi lavora – magari anche con contratti “stabili” – e non viene pagato. E lo fa provando a connettere tre funzioni che, nella crisi dei sindacati tradizionali, tendono sempre più alla scomposizione: servizio, organizzazione, mutualismo. In primo luogo la consulenza e l'assistenza legale, per vertenze collettive come per quelle individuali, e quella fiscale, per lavoratori autonomi e associazioni. In secondo luogo, quando la vertenza lo consente, l'avvio di una vera sperimentazione organizzativa: dai picchetti all'articolazione della campagna comunicativa, alla conquista del tavolo negoziale. In terzo luogo il mutualismo, che significa formazione fiscale e sul diritto del lavoro, “casse di solidarietà” e mutualismo delle lotte.

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focus

Loi Travail: cosa vuol dire sciopero

di Tiziano Trobia

Loi TravailPrecisazione iniziale obbligatoria: esaltare ciò che avviene lontano da casa nostra, in termini di lotte e di movimenti, è un’operazione cara a molti che abbiamo sempre mal sopportato. I media mainstream esaltano spesso gli straordinari conflitti che avvengono fuori dai confini nazionali, salvo poi essere silenziosi (nel migliore dei casi) o feroci nei confronti di quelli che si sviluppano in Italia – certo, nel caso francese si sono in prima battuta distinti, finché è stato possibile, per un accurato lavoro di occultamento della notizia, tanto il terrore del contagio. Buona parte della sinistra italiana partecipa allo stesso teatrino, oscillando tra un “quelli sì che sanno protestare” e un “siamo noi gli equivalenti nel nostro paese”, senza avere mai la pazienza (o l’intelligenza) di provare ad approfondire i campi di ricerca e di immaginazione politica che i movimenti, inevitabilmente, aprono e impongono alla nostra attenzione.

Quello che sta accadendo in Francia è stato analizzato da moltissimi punti di vista, e anche le CLAP, il 28 Aprile scorso, hanno preso parte al primo sciopero intercategoriale indetto dopo più di un mese di mobilitazioni, al fine di chiedere il ritiro della Loi Travail. Da quel giorno sono accadute molte cose: il governo francese, per paura di sgambetti in sede di votazione, ha deciso di ricorrere all'articolo 43.9 – che prevede, appunto, l'approvazione di un testo di legge senza passare per il voto –, privando così il parlamento di qualsiasi potere rispetto al vaglio della riforma; le piazze, d'altra parte, non hanno smesso di resistere alle sempre maggiori misure repressive adottate dalla polizia, mettendo in campo forme di contrattacco diffuse: si sono moltiplicati infatti i picchetti e i blocchi stradali, ma, soprattutto, si è intensificata la lotta sindacale.

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Sbloccate le risorse, ora subito le retribuzioni!

No freejobSi è conclusa con un successo importante la nostra nuova mattinata di mobilitazione. Non solo, infatti, siamo riusciti a ottenere l'incontro con il Direttore della Direzione Accoglienza e Inclusione Antonio De Cinti. Di più: abbiamo portato a casa le risposte che da settimane attendevamo. Il Dipartimento ha velocizzato le procedure di pagamento delle ultime fatture emesse dalla Cooperativa “Eta Beta” (circa 1 milione di euro) e, già dalla prossima settimana, la Cooperativa sarà nelle condizioni di SALDARE TUTTE LE NOSTRE RETRIBUZIONI!

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Come nascono le CLAP

La precarietà è la condizione contemporanea del lavoro e della vita. Ha cominciato ad esserlo, soprattutto per le giovani generazioni, a partire dalla metà degli anni '90, si è consolidata negli anni zero, con la crisi è divenuta, propriamente, condizione generalizzata. Tanto che sono venute meno le demarcazioni, ancora evidenti solo un decennio fa, tra lavoro precario e lavoro stabile e, con l'approfondimento della catastrofe economica nell'Eurozona, tra lavoro e disoccupazione. Sarebbe più opportuno, per afferrare con una parola il mercato del lavoro, e raccontare le nostre vite, usare la nozione di transizione: da un lavoro precario all'altro, dalla partita Iva al contratto precario (e viceversa), dall'impiego stabile alla disoccupazione. Ancora: da un paese all'altro, assumendo che oggi le migrazioni non riguardano più soltanto le popolazioni del Sud o dell'Est del mondo, ma coinvolgono con forza giovani e meno giovani del Sud Europa.

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Solidarity Forever

DI FRANCESCO RAPARELLI** Appunti sul sindacalismo rivoluzionario americano e quello da costruire in Europa 1. A conclusione dell’opuscolo curato dal Collettivo di “Primo maggio”, La tribù della talpe, Sergio Bologna presenta stenograficamente i tratti qualificanti della «leggenda» dell’Industrial Workers of the World e, parafrasando Mario Tronti e il suo Lenin in Inghilterra (1964), propone: «IWW a Torino» (BOLOGNA 1978). Dalla fabbrica alla società, dalla centralità dell’operaio-massa alla circolazione delle merci, la logistica: questo il passaggio imposto dalla ristrutturazione capitalistica targata Agnelli. Se alla fabbrica si sostituisce il territorio, allora, questa l’ipotesi politica di Bologna, decisivo riscoprire la storia del sindacalismo rivoluzionario americano, le sue forme organizzative e di lotta, il suo piglio combattivo, generoso e libero dalle ideologie.

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