Focus

La parola agli operatori sociali

29 June 2015

Quello che non vi raccontano dell’accoglienza

Dovete darci il denaro
CLAP sostiene la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori dell’accoglienza (A.L.A.), e vi invita a partecipare allo Speakers’ Corner del prossimo mercoledì. A seguire lo spot di presentazione e il comunicato di A.L.A. 
ASSEMBLEA PUBBLICA
1.07 ore 10:00 – viale Manzoni 16
Sotto il V Dipartimento – Politiche Sociali

Il sistema d’accoglienza di questo Paese e soprattutto di Roma costringe gli operatori sociali dei centri per migranti, richiedenti asilo e rifugiati a lavorare in condizioni di forte precarietà, sfruttamento e ricatto continuo. Ritardi nei pagamenti, mancanza di chiarezza sulle mansioni da svolgere, non riconoscimento delle competenze individuali, richiesta di estrema flessibilità, assenza di controlli sanitari e sui contratti sono solo alcune delle problematiche che questi lavoratori affrontano ogni giorno.

Di certo non basta “Mafia Capitale” a risolvere simili problemi. Anzi, in molti casi le conseguenze di questa inchiesta rischiano di ricadere proprio sulle spalle degli operatori. Infatti, mentre le cooperative indagate continuano a vincere nuovi appalti per aprire nuovi centri, il pagamento degli stipendi è bloccato da mesi e non sembra, a livello istituzionale, esserci la minima idea di come organizzare l’accoglienza in questa città.

A.L.A. (Assemblea dei Lavoratori e delle Lavoratrici dell’Accoglienza) ragiona da mesi sul sistema d’accoglienza, convinta che lo sfruttamento di operatori e ospiti sia frutto degli stessi meccanismi, funzionali a garantire il profitto delle cooperative.

Nelle ultime settimane, in molti tra media main stream e figure istituzionali hanno preso parola rispetto agli sviluppi dell’inchiesta, che ha coinvolto i principali soggetti che accumulano profitti sull’accoglienza romana. Pensiamo ci sia una voce mancante: quella di chi lavora nei centri, di chi vive sulla propria pelle le storture del sistema d’accoglienza e che non vuole più rimanere in silenzio.

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La nuova bolla

4 June 2015

Demistificare i numeri, combattere il Jobs Act, costruire il sindacalismo sociale

Nuova bolladi Francesco Raparelli e Cristian Sica

Poco dopo la tornata elettorale, che ha avuto come protagonisti l’astensione e il naufragio del Partito della Nazione, arrivano i numeri tanto attesi: il rapporto ISTAT indica, nel mese di aprile, una lieve riduzione della disoccupazione (0,2%), e soprattutto di quella giovanile (che comunque supera il 40%). Se letti con maggiore attenzione, e raffrontati a quelli raccolti nelle ultime settimane, emerge un quadro di gran lunga diverso. È urgente dunque un’opera di demistificazione, capace di cogliere la verità del processo in atto e di indicare – a un’iniziativa di movimento che non si rassegna alla marginalità – i punti di attacco. Ciò che proviamo a fare nel breve testo che segue.

1. Il Jobs Act è la quinta riforma del mercato del lavoro realizzata in Italia negli ultimi quattro anni, anni segnati dalla più grave crisi economica e occupazionale del secondo dopo guerra. Ispirata al modello tedesco, e fortemente voluta dalla Commmissione Europea e dalla BCE (ricordate la famosa lettera del 5 agosto del 2011?), è dichiarata come la vera priorità da attuare dal governo Renzi, costantemente elogiata dalla governance globale (FMI in testa) e dalla stampa tutta (o quasi) per i risultati ottenuti. I dati diffusi dal ministero del Lavoro il 25 maggio scorso, e riguardanti l’andamento degli avviamenti, delle cessazioni e delle trasformazioni dei contratti di lavoro nel mese di aprile 2015, non ratificano di certo la “primavera dell’occupazione”. Dovrebbero essere analizzati, piuttosto, come il segno di una vera e propria “bolla occupazionale”, che sta prendendo forma nel mercato del lavoro italico.

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24.06 | Speakers’ Corner sotto il ministero del Lavoro e del Welfare

26 May 2015

24.06Roma 15 maggio – Comunicato stampa

Continua la mobilitazione della “Coalizione 27 febbraio” per l’equità previdenziale, la sostenibilità fiscale, il welfare universale

24 giugno Speakers’ Corner sotto il ministero del Lavoro e del Welfare

Dopo la riuscita mobilitazione dello scorso 24 aprile, l’incontro con Boeri che di essa è stato importante completamento, la “Carovana dei diritti” non si ferma. Lo ha deciso la partecipata assemblea della “Coalizione 27 febbraio” che si è svolta sabato 9 maggio presso l’atelier autogestito Esc.

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Germania: Grosse Koalition contro il diritto di sciopero

25 May 2015

Streik Berlindi Marina Montanelli

La Germania è diventata uno “Streikland”, scriveva un paio di giorni fa la Süddeutsche Zeitung. Con lo sciopero dei macchinisti della Deutsche Bahn, che per settimane è riuscito a paralizzare il paese, quello dei lavoratori e degli educatori dei Kindergarten e quello di una parte del personale della Deutsche Post, il 2015 rischia di diventare l’“anno di fuoco”, l’anno col maggior numero di giorni di sciopero in Germania. Le statistiche, prontamente pubblicate sui maggiori quotidiani tedeschi, riportano però subito alla realtà, mostrando come, in confronto a paesi quali la Francia o la Danimarca o la Spagna, i numeri tedeschi tornino subito a ridimensionarsi, ripiombino entro il recinto della norma. Placate subito gli animi dunque, non sta accadendo nulla di eccezionale!

E se tante volte qualcuno nutrisse ancora qualche dubbio, puntuale come una mannaia, il Governo Federale Tedesco ha pensato immediatamente a scioglierlo. Dopo che la GDL, sindacato minore che ha condotto con determinazione radicale le settimane di sciopero dei macchinisti, aveva acconsentito a una tregua temporanea, nel momento in cui l’azienda aveva accettato, oltre l’aumento salariale del 5% e la diminuzione delle ore di lavoro, anche la possibilità che la GDL rappresentasse altre categorie lavorative (in aperta contrapposizione col maggiore sindacato del settore, la EVG), ecco giungere, con inquietante e scientifica puntualità, una proposta di legge di nuova regolamentazione del diritto di sciopero e della rappresentanza sindacale nei posti di lavoro. Non casualmente critici e oppositori l’hanno anche chiamata “Lex GDL”, in quanto risposta immediata e diretta, forse in primo luogo, contro il sindacato che più ha dato filo da torcere al governo nell’ultimo periodo. Proposta di legge che, neanche a dirlo, viene dalla SPD, in particolar modo dalla giovane socialdemocratica Andrea Nahles, Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali nel governo di coalizione di Angela Merkel. “Il conformismo, che è sempre stato di casa nella socialdemocrazia, non riguarda solo la sua tattica politica, ma anche le sue idee economiche. Ed è una delle cause del suo sfacelo successivo”, scriveva Walter Benjamin nel 1939. Suonerà banale e ridondante, ma forse, di questi tempi, è bene tenerle sempre a mente queste parole.

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Prima importante vittoria di “Garantiamoci un futuro”!

17 May 2015

Garantiamoci un futuroIl rimborso per il tirocinio con Garanzia Giovani aumenta da 400 a 500 euro al mese!

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Alla conquista dell’organizzazione

22 April 2015

Report della prima assemblea delle/degli iscritte/i

unnamedSabato 18 aprile, alle Officine Zero di Casal Bertone, si è tenuta la prima assemblea generale delle iscritte e degli iscritti delle Camere del Lavoro Autonomo e Precario. Circa ottanta persone, in rappresentanza di quasi 200 iscritti, si sono confrontate per quasi tre ore a partire dal racconto della propria condizione lavorativa e di vita, segnata da precarietà, sfruttamento, mancati pagamenti, licenziamenti, buchi normativi, assenze di tutele, disoccupazione.

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Lettera aperta a Boeri: cambiare rotta in 9 punti

21 April 2015

boeriAl Presidente, Egregio Dott. Boeri,

siamo lavoratori, professionisti autonomi, atipici e ordinisti, parasubordinati, precari della ricerca, studenti, iscritti al programma ‘Garanzia giovani’; Le scriviamo perché venerdì 24 aprile saremo sotto il suo ufficio, con un’intenzione chiara: poterLa incontrare, presentarLe le nostre istanze.

In queste settimane abbiamo letto con attenzione le Sue dichiarazioni: una vera e propria proposta di riforma del sistema previdenziale, che presenterà al governo entro giugno. Abbiamo notato la Sua insistenza sull’estensione in senso universalistico delle protezioni sociali, così come l’indisponibilità di Palazzo Chigi a prestarLe ascolto. Ci è chiaro: Lei ha in mente un nuovo INPS capace, riprendiamo le Sue parole, di combinare previdenza e assistenza. Non sono casuali, dunque, i Suoi espliciti riferimenti ad un reddito minimo di cittadinanza per gli over 55 che perdono il posto di lavoro e non possono accedere alla pensione; all’idea di ricalcolare le pensioni alte con il metodo contributivo per una redistribuzione delle risorse verso il basso (così auspichiamo e abbiamo capito); all’unificazione dei trattamenti previdenziali. Al centro l’«operazione trasparenza», in netta controtendenza rispetto alle politiche del suo predecessore.

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Equità previdenziale, sostenibilità fiscale, welfare universale: è il momento di agire!

17 March 2015

Coalizione 27 febbraioIl sistema previdenziale italiano introdotto dalla Legge 335/1995 è iniquo. Se ne sa poco, se ne parla quasi mai. Lo sanno o lo hanno intuito le lavoratrici e i lavoratori autonomi, i parasubordinati, i precari; comincia ormai a saperlo una generazione che non sarà in grado – causa l’intermittenza lavorativa, i bassi compensi, la disoccupazione per periodi lunghi – di accumulare un montante contributivo degno di questo nome.

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Jobs Act: libertà di licenziare

17 March 2015

di Alessandro Brunetti e Francesco Raparelli ***

jobsactapprovatoDopo gli annunci e il Disegno di legge delega, votato a colpi di fiducia in autunno, il Jobs Act entra nel merito. E lo fa con i primi quattro decreti attuativi: quello sul contratto a tutele crescenti (ovvero l’eliminazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori); la riforma gli ammortizzatori sociali (NASpI, DIS-COLL, Asdi, ecc.); il decreto – ancora uno schema – che rivede i contratti precari in vigore; infine, la bozza relativa alla maternità. Dei quattro, solo il primo è stato già promulgato ed è in vigore dal primo marzo, mentre gli altri (ammortizzatori sociali, «riordino delle tipologie contrattuali», maternità) sono in attesa della consultazione parlamentare. Ci concentriamo dunque sul primo, sugli altri interverremo nelle prossime settimane.

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Prove di Coalizione sociale

4 March 2015

di Francesco Raparelli

27 FSi discute molto in questi giorni di Coalizione sociale. Ne ha discusso lo Strike Meeting a Roma, un paio di settimane fa, ne discutono i metalmeccanici in questi giorni a Cervia, pongono il problema da tempo i professionisti “atipici” (non legati agli ordini) di ACTA. Così è insistente la discussione sulle forme, semmai sui soggetti (bastano precari e studenti, se la cavano gli operai con la “società civile”, bene che gli autonomi se la vedano tra loro), che stentano a emergere in primo piano le pratiche. Proviamo a rovesciare il problema: partiamo dalle pratiche di coalizione, dalle esperienze di connessione, se volete lacunose, tra professionisti e precari, studenti e disoccupati, lavoro dipendente e quello senza diritti.

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